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SCANDARELLO A 361° di: Alessandro Giustini
Il lago si trova nella conca di Amatrice (RI) a circa 868 metri s.l.m. e come i laghi del Salto e del Turano è un bacino artificiale, ricavato nel 1924 con lo sbarramento dell’omonimo torrente, affluente del Tronto, tramite una diga.
Arrivare al lago è facilissimo percorrendo la SS4 Salaria in direzione Rieti e continuando per Ascoli Piceno. La segnaletica è ottima e appena giunti ad Amatrice lo spettacolo del lago renderà giustizia ai Km percorsi con prudenza, visti i frequenti posti di blocco e relativi autovelox.
La sua forma allungata si snoda tra le basse colline che lo circondano per quasi 3 Km, con un perimetro complessivo di quasi 11 Km: occupa una superficie di 0,8 Kmq e raggiunge la profondità di 40 metri. Alla sua forma sinuosa fanno da cornice i monti della Laga, innevati per gran parte dell’anno e che dividono il territorio tra Lazio, Abruzzo e Marche dove, tra le vette che raggiungono i 2500 metri vivono ancora animali mitici per gli Appennini come il lupo e l’orso. Dando per scontato quanto già descritto da esperti carpisti, in vari articoli su riviste a noi note, soffermiamoci su ciò che non è ancora stato scritto ma potrebbe rivelarsi utile se ci trovassimo ad affrontare per la prima volta il lago di Scandarello. Acquisire anche minimi particolari, apparentemente insignificanti, potrebbe rivelarsi un’arma micidiale laddove persiste una forte pressione di pesca in acque ricche di carpe dalla mole spaventosa. Affrontare un’acqua “nuova”, ci obbliga ad esplorare tutto ciò che il fondale nasconde: scalini, buche, variazioni e struttura (melmosa, sassosa, erbosa). L’uso di un ecoscandaglio è quanto mai obbligatorio per una corretta e scrupolosa mappatura del fondale anche perché l’acqua non essendo per nulla limpida non consente di pescare a vista ma, come sempre, saranno il senso dell’acqua e l’esperienza ad ottimizzare i nostri sforzi. Non scartiamo mai a priori le esperienze altrui, perché in determinati periodi dell’anno, le carpe tendono ad avere abitudini che si ripetono ciclicamente e quindi trovarsi nel periodo giusto al posto giusto potrebbe regalarci la cattura della vita. La primavera sembra la stagione più proficua in termini di catture di mole, numerose specchi, abbondantemente sopra i fatidici 20 Kg, sono finite sugli Unhooking mat proprio nei mesi primaverili. Diciamo subito che quando andremo ad operare con l’eco non troveremo particolari difficoltà ed il lavoro ci sarà facilitato dal fatto che, come in tutti i laghi artificiali, il profilo del fondale segue perfettamente quello delle sponde.
Il fondale è perlopiù di natura sabbiosa con ampi settori sassosi, facilmente rintracciabili, se si osserva, come detto sopra, la struttura della sponda che degrada in acqua, non sono presenti zone con alghe o vegetazione acquatica di nessun tipo. La zona con fondale più alto è senza dubbio quella prossima alla diga, punto nel quale si superano, in determinati periodi dell’anno, anche i 40 metri. Man mano che si attraversa il lago e ci si dirige verso l’affluente, avremo fondali più bassi (5-9 mt) e fitta vegetazione lungo le sponde, rappresentate perlopiù da insenature e gole poco profonde. Se il nostro intento sarà quello di cercare il vecchio letto del fiume (nella parte alta del lago) rimarremmo sicuramente delusi poiché, come si può facilmente notare dalle immagini a supporto, il tutto si riduce a pochi centimetri.
La porzione di lago prossima all’immissario, ogni anno rimane totalmente priva di acqua, ed anche l’anno scorso non ha fatto eccezione, facendo registrare una siccità spaventosa che inevitabilmente non ha giovato all’azione di pesca.
I primi carpisti che affrontarono questo lago, circa cinque o sei anni orsono, faticarono non poco per ottenere le prime significative catture a dimostrazione di come il lago sia alquanto avaro in termini di catture per contro poi si sono registrate catture veramente impressionanti con punte oltre i 25 Kg documentate spesso su Pescare Carpfishing e Tutto carpa. Per quelle che sono le esperienze comuni ai carpisti che frequentano il lago, sembra che le carpe non preferiscano dei settori particolari (eccezion fatta per la primavera, come dicevamo sopra) ma prediligano spostamenti continui alla ricerca di alimento. L’impressione è supportata dal fatto che in questo lago, sessioni di 4 o 5 giorni, passate nell’assoluto silenzio dei segnalatori, possono risolversi proprio al 90°, usando un termine calcistico che calza a pennello, lasciandoci sì soddisfatti ma facendoci tornare a casa con meno certezze di quando siamo partiti. E’ da questi eventi e dalla loro interpretazione, che un bravo carpista riesce a capitalizzare al meglio le esperienze e gli insegnamenti che l’acqua gli trasmette. Limitarci ad attendere inermi che i segnalatori urlino è sempre la giusta tattica?
“………Puoi stare anche per una settimana senza sentire un bip, poi quando stai smontando la tenda, come per incanto, il segnalatore impazzisce…….”.
Questa è la frase che tutti i carpisti che frequentano il lago si tramandano come una fiaba, un‘iniezione di fiducia necessaria, consapevoli della difficoltà dell’acqua. Quando dopo cinque giorni di pesca trascorsi con impegno e perseveranza, curando i settori e gli inneschi, limitando il disturbo, pronti a cogliere quei segnali a noi tanto cari (salti, bollate) ci si ritrova col pesce in canna solo quando stiamo smontando la tenda, indubbiamente rimane l’amaro in bocca. Sarebbe stato sicuramente peggio non catturare affatto?? E’ come vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, dipende da ciò che si cerca e quanto siamo pronti a mettere in discussione le nostre capacità, evitando di giustificare gli insuccessi dando la colpa al clima o, nella peggiore delle ipotesi, alle esche utilizzate. Il lago negli ultimi due/tre anni ha cominciato a subire una importante pressione di pesca soprattutto nei fine settimana col risultato di un calo considerevole di catture di taglia. Non possiamo affermare a priori se questa ridotta attività delle carpe sia riconducibile alle pasturazioni sconsiderate o all’eccessivo disturbo che, viste le ridotte dimensioni del lago non è un parametro da sottovalutare poiché sono sufficienti 4-5 coppie che esercitano l’extreme range per coprire tutto il lago. Troppo spesso quando le situazioni si complicano, diventiamo prodighi di consigli (per gli altri) e cerchiamo di autoconvincerci con frasi troppo scontate: “C’erano due che buttavano chili di mais a casaccio!!……L’aroma delle boilies di questo o quello si sentiva da un chilometro!!….Pasturavano con boilies del cavolo… mica come me che uso le……..!!”. Mi domando come mai tutta questa sapienza non sia messa a frutto. Non saremo troppo superficiali nel giustificare una sessione disastrosa? Evidentemente l’intera strategia necessita di una revisione, il modulo di gioco deve cambiare perché i pesci ci sono ed è un vero peccato arrendersi davanti ad un lago che nasconde stupende carpe a specchi e cuoio. Ultimamente ad esempio stanno regalando sorprese le tigernuts. Questo è evidente poiché sappiamo che il coriaceo tubero non è lo speedy gonzales delle granaglie e necessita, a differenza del mais, di più tempo. Ecco quindi che le pasturazioni degli anni passati, basate su questa nocciolina non sono state vane ed oggi le carpe dimostrano di averle definitivamente inserite nel menù della loro dieta. Il sottoscritto non detiene il record del lago quindi non aspettatevi tra qualche riga la ricetta per le boilies infallibili (ribadisco, per me non esiste !!) e, se mai qualcuno l’avesse, credo che la custodirebbe gelosamente per lui (forse è cosi strana che non la proverei !!). Debbo dire che non amo molto le profondità estreme però ho avuto modo di abbracciare qualche bel pesce catturato a 13,5 mt di profondità come pure ad 1,5mt., sono convinto che gli inneschi erano posizionati correttamente e le boilies da pastura erano valide. I mix usati sono stati sempre dei birdfish fortemente speziati (nel gusto) e debolmente aromatizzati (megaspice). La buona granulometria del mix rendeva le boilies interamente perforate dall’acqua dopo 12-16 ore, cosa che mi costringeva a sostituire gli inneschi due volte al giorno. Non ho mai riscontrato presenza di gamberi che infastidissero gli inneschi. Spesso ho trovato nelle sacche di mantenimento una quantità mostruosa di granaglie espulse da ogni pesce catturato cosa che mi ha spinto, nelle successive sessioni, ad utilizzare molte granaglie e solo una decina di boilies di buon diametro attorno ad ogni innesco. Raramente, anzi quasi mai ho potuto vedere più di un salto di carpa al giorno cosa che in verità mi infastidisce non poco poiché ogni salto è per me una dose di adrenalina indispensabile per mantenere intatta la riserva di fiducia sul buon esito di una sessione di più giorni. Mi sono convinto che per sfruttare al massimo le potenzialità di questo lago è necessario un approccio che non sia troppo statico, smontando il campo dopo 48 ore se necessario, spostandosi alla ricerca della prima partenza.
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